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La limitatezza e la pixel art

Premesse

Quando mi riferitò a “limiti” ho sicuramente una visione estremamente privilegiata del tema. L’ultima cosa che voglio fare è andare a romanticizzare gli aspetti problematici di alcune condizioni materiali insufficienti (come nel caso di tutte quelle persone che non arrivano a fine mese).

Mi piace la pixel art

Non so bene perché, ma credo che la forma di “arte” visuale statica che mi provoca emozioni viscerali più forti sia la pixel art.

C’è da dire che, quando ero più piccolo, ero uno sfegatato videogiocatore e, tra i miei titoli preferiti, molti erano appunto a quadratoni (guarda Minecraft, Terraria, Enter the gungeon, Expendabros, Blasphemous, ecc…). Se, all’inizio poteva essere una coincidenza dettata dal nicchia videoludica a cui mi stavo approcciando, col tempo ho iniziato a ricercarli attivamente.

Nonostante non abbia mai avuto particolare interesse verso l’arte visuale (per come comunemente definita. Intendo quindi il disegno, la fotografia, le serie, i film, …) e questa non sia mai stata una parte centrale della mia vita, a volte lo è stata di passaggio. In uno di questi ristretti periodi ho infatti provato a fare qualche disegno a bassa definizione.
(magari poi ve ne allego qualcuno)

Vabbè insomma ecco, a prescindere dal mio passato, adoro la pixel art e ammetto di essermi davvero divertito moltissimo a customizzare questo sito :)

Limitatezza

Essendo un grande fan della pixel art mi piaceva l’idea di darle un contesto personale, ma cos’ha a che fare con la limitatezza? La pixel art è per definizione essa stessa una tela limitata (a volte più, a volte meno, in base alla dimensione).

Le mie tesi sono:

  • Le risorse limitate - nel giusto contesto - fanno proliferare modi ingegnosi ed esotici per usarle al meglio.
  • I frutti ottenuti tramite risorse limitate vengono moooolto meglio quando il frutto è pensato fin dal suo concepimento tenendo in considerazione le risorse limitate che verranno usate per produrre il frutto.

Off topic rispetto alla seconda tesi:
Simpatica questa cosa perché, proprio ieri sera, stavo discutendo dell’idea di “processo immaginativo” che propongono Marx e Lenin. Il primo (in pieno stile materialista) pensa che il processo immaginativo debba tenere in considerazione le risorse materiali a disposizione. Il sescondo invece pensa che le limitazioni materiali non debbano essere parte del processo immaginativo, ma debbano invece far parte dello sviluppo della strategia.
La cosa simpatica è che ieri sera mi sono schierato dalla parte di Lenin, quando ora (a distanza di poche ore) mi ritrovo a difendere nella seconda tesi un processo immaginativo più di stampo marxista (o si dice “marxiano”? non l’ho ancora capito eheh).


In una tela 50x50 non c’è spazio per un pixel fuori posto o del colore sbagliato. Se ci immaginiamo un’immagine 1920x1080 (come quella che potrebbe stare sullo sfondo del tuo desktop), ogni pixel della tela 50x50 ha un peso 829.44 volte più alto.
Penso che questo si percepisca moltissimo quando si sta provando a fare un disegno e ci si ritrovi li a pensare anche dei minuti sul mettere quell’angolo del bordo del proprio soggetto un pixel più a destra o uno più a sinistra. UN SINGOLO PIXEL! Assurdo.
Questo ci porta a doverci chiedere che ruolo vogliamo dare ad ogni singola cellula del frutto che stiamo creando: se vogliamo riuscire a trasmettere quello che abbiamo nella testa sapendo che ogni scelta ci sta facendo intrinsecamente rinunciare a trasmettere altro, non si può sorvolare nemmeno su un dettaglio.

Su questo tema possiamo prendere in esame anche i videogiochi per la Playstation2.
La differenza tra i titoli usciti al rilascio della console e quelli più recenti è abissale, eppure le risorse (in questo caso hardware) sono rimaste sempre le stesse.
È importante notare che possiamo vedere in maniera così chiara lo stacco tecnico tra questi videogiochi anche grazie alla “lunga” vita di sviluppo attivo per quella console.


Riguardo alla seconda tesi, ci ho pensato quando - l’altro giorno - una mia amica voleva raffigurare un logo su un quadretto all’uncinetto e aveva bisogno di trasformare il logo in una sua versione di dimensione molto ridotta. Guardando il risultato dato da un sito a cui è stata data in pasto l’immagine originale, mi si è proprio palesato quanta informazione si perde nel momento in cui si vuole avere una riduzione importante di dimensione dell’immagine (penso che il sito usasse un algoritmo fa la media di colore tra zone).
Per vedere la controparte di questo concetto basta vedere e percepire quello che delle immagini concepite per la pixel art riescono a trasmettere.
(magari vi metto il riferimento ad alcune)


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